CAVA DI OLEGGIO, DOVEVA ESSERE RIPRISTINATA MA ADESSO E’ UN SITO DA BONIFICARE

ANDRISSI (M5S): “CAVA DI OLEGGIO, DOVEVA ESSERE RIPRISTINATA MA ADESSO E’ UN SITO DA BONIFICARE”
6 novembre 2014

In provincia di Novara si sta assistendo a una situazione preoccupante riguardo le modalità di riempimento di alcune cave giunte al termine del loro ciclo estrattivo. In ultimo, un caso che riguarda da vicino proprio la città di Oleggio. La Provincia di Novara, in una prima autorizzazione di ripristino ambientale della cava di ghiaia e sabbia in località S. Eustachio-Cascina Malfatta, situata in frazione San Giovanni , ha permesso l’utilizzo di diversi tipologie di rifiuti, tra cui anche fanghi di cartiera. A cava praticamente riempita l’Amministrazione provinciale ha dichiarato di non consentire più l’utilizzo dei fanghi di cartiera. Scelta assolutamente condivisibile se fosse arrivata fin dall’avviamento dell’iter dei lavori, e non alla loro conclusione.
Il 24 settembre 2014 si è quindi riunita la Conferenza dei Servizi per valutare il rinnovo e la modifica degli interventi di recupero ambientale presso la medesima cava, presentati dalla ditta Colabeton SpA. In questa occasione è emerso che “ le analisi effettuate” dall’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale ” sui campioni di terreno prelevati nelle trincee scavate nella porzione di cava ritombata hanno evidenziato il superamento dei limiti […] per il parametro idrocarburi pesanti (valori a volte anche cinque volte superiori ai limiti consentiti dalla legge) e, in un caso, anche per il parametro arsenico”. Inoltre l’ARPA evidenzia che “nell’apertura delle trincee per i campionamenti di giugno 2014, non si sono rilevati i 50 cm di terreno umico previsti da progetto”.
La situazione, a questo punto, è veramente paradossale: un ripristino ambientale si sta trasformando in un sito contaminato da bonificare. Non si giunge per caso a situazione così equivoche e pericolose. Infatti, è la stessa Regione Piemonte che ha autorizzato l’utilizzo di rifiuti per il riempimento della cava Allara a Romentino (NO), cava con falda affiorante. Una cosa mai concessa prima che crea un ulteriore precedente per casi simili e pure peggiori.
La gestione delle cave, ancora una volta, ci dimostra sia la carenza di verifiche e controlli da parte delle Amministrazioni pubbliche, sia la necessità di disporre di normative più stringenti a tutela della salute, dell’ambiente e delle persone.
Paolo Andrissi, Consigliere Regionale M5S Piemonte

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